8/01/2009

Foto di gruppo a villa Capra

Ecco il grande terzetto (con Enrico che giocherella con la macchina fotografica del telefonino). Siamo nel piccolo prato di villa Capra, dopo la visita agli esterni (dentro non lasciavano entrare). Nella prossima ci sono anch'io (la foto l'ha scattata Oriol). Un ricordo che mi fa molto piacere conservare.



Altri due ritratti: l'abbraccio di Paola ad Enrico, come se andassero su una moto immaginaria, e l'incedere di Oriol sull'erba, come un calciatore veterano a punto di entrare in gioco.



Tra gli ospiti c'era anche questa oca pietrificata, o meglio scolpita. Ignoro il motivo della predilezione del signor Capra per questo pennuto. Non c'è dubbio, peraltro, che sul prato ci sta bene.

Palladio: villa Capra

Attenzione perchè siamo davanti ad un "summum". Guardatela pure da dove vi pare, questa villa vi risponderà sempre con la perfezione assoluta delle sue proporzioni. Pianta a croce, simmetrica nelle quattro direzioni, sembra proprio una idea platonica calata nel reale. Una specie di sbornia di bellezza geometrica. Alla fine ho cercato di rompere gli schemi con un piccolo gioco d'ombre.





Palladio: Teatro Olimpico

Il Teatro Olimpico è il primo gioiellino palladiano che abbiamo visitato (se si fa astrazione dalla sua Basilica, edificio civile nel centro di Vicenza, che abbiamo visto solo dall'esterno). Un teatro piccolo ma feroce, con due caratteristiche interessantissime: in primo luogo, le false prospettive del suo scenario, che in pochi metri simula una profondità molto più grande (lo scenario era stato concepito per la rappresentazione dei "Sette di Tebe", di cui voleva rappresentare le porte); in secondo luogo, la continuità tra scenario e platea, visualizzata dal cielo dipinto e sottolineata dal semicerchio di figure scolpite (non saprei dire se umane o divine), che si aggiungono al pubblico e, per così dire, lo nobilitano. Dava quasi la sensazione che non eravamo solo noi che guardavamo la scena, ma anche la scena (anch'essa nutrita di una statuaria abbondante) che guardava noi... Durante la nostra visita abbiamo potuto assistere ad una specie di spettacolo con giochi di luci, che hanno stimolato la mia bulimia fotografica.





Dalle amiche vicentine

Le amiche "vicentine" (d'adozione!) sono loro: Paoletta —nella prima foto insieme ad Oriol, in una chiaccherata di prima mattina, poi sola mentre contempla orizzonti con l'aiuto di un binocoli col tassametro per turisti—, e Annamaria, pazientemente seduta su di uno scalino in attesa che la finissi di fare foto... L'ultima immagine è di Oriol, il vero ospite nuovo in via Saviabona.




Alba a Vicenza

Non saprei dire da quanti anni non mi capitava di passare la notte a chiaccherare con una persona fino a farci sorprendere dall'alba. Ci è capitato con Annamaria, io appena arrivato, lei che era finalmente riuscita ad andare in ferie... Ecco il documento dei primi chiarori del giorno visti dalla finestra del soggiorno della loro casa di via Saviabona, attorno alle 5,40. Fatto sta che, anzichè andare a letto, ce ne siamo andati in città, visto che anche lei ha avuto la bontà di accompagnarmi a fare qualche foto con le prime luci del mattino (per fortuna ci siamo guadagnati anche una colazione...)


Ecco la Basilica palladiana con la torre dell'orologio, nel cielo ancora diafano dell'alba.


Questo è un dettaglio di una chiesa il cui nome non ci è pervenuto (sapete come va il tema della memoria a questa età...)


Gioco di riflessi in un angolo del centro. Sono momenti in cui la bellezza delle luci rende tutto magico.


Dettaglio di una scultura dedicata a un gioco di equilibrio tra la bambina della foto e un bambino seduto alla parte opposta dell'asse che serve da altalena. Molto carina, ma non ci stava tutta in un solo scatto.

7/14/2009

Incontro a Mediona

Siamo andati a Mediona, un paesino del Penedès, a trovar la Mar Esteve e il Josep Maria, insieme agli amici del gruppo di lavoro sulla lettura. È stato un incontro gradevolissimo, cominciato prima di cena con una passeggiata per il paese, che ci ha portato anche alla casa degli avi paterni di Josep Maria.


Qui sopra vediamo, da sinistra a destra, Alfons, Mar, Francesc, Julieta, Josep e Josep Maria. Qui sotto, invece, Julieta, Francesc i Mar. Da notare anche il gruppetto di ragazzini sul fondo a sinistra, che sembrano usciti da un quadro non saprei dire di chi...


Sul balcone della casa dei nonni di Josep Maria: Alfons (in piedi, in primo piano), Josep Maria, Julieta e Francesc.


Questa bambina non so chi è, ma si è lasciata fotografare gentilmente senza che neppure se ne accorgesse...

Dettagli di Mediona

Qualche dettaglio scattato nel corso della passeggiata: i contenitori del latte appartenenti al padre di Josep Maria; un pentagramma di rondini; un magnifico orticello con tanto di contadino regolamentare e una inferriata che, senza essere niente di stratosferico, mantiene un suo sia pur discreto fascino.




Elisabetta a la Garriga

Alla fine ce l'ha fatta, ha vinto la scommessa: prima delle vacanze estive è venuta a trovarmi a la Garriga, restituendomi la visita di due anni fa. Sono stati, per me, giorni un po' accidentati, e non credo di averle fatto sufficiente onore; comunque è stato un bell'incontro con un finale pieno di "suspense": proprio all'ora in cui dovevamo andare a prendere l'autobus verso l'aeroporto, il Vallès Oriental era attraversato dalla carovana del Tour de France, in una insolita tappa con arrivo a Barcellona. Insomma abbiamo rischiato di non poter arrivare a tempo, perchè tutte le strade erano bloccate. In quei momenti, peccato, non avevo macchina fotografica... Abbiamo dovuto parcheggiare lontano ed arrivare all'autostazione a piedi, per il rotto della cuffia... Come potete vedere, la giovane era in piena forma (il fotografo, invece, meno).


Il grande Cirri

Una delle più belle sorprese di questa edizione è stato, per me, il rincontro con Massimo Cirri. Più di venticinque anni dopo l'esserci conosciuti in Toscana, in quel di Bacchereto, ecco che ci ritroviamo in Sardegna, lui come star indiscussa del festival, l'uomo capace di zigzagare tra il serio e il faceto come una chiusura a lampo, l'eroe di Caterpillar (il suo programma di radio), tra i pochi, veri umoristi purosangue che ci sono in giro, e posso dirlo io che l'ho conosciuto quando ancora non lavorava in nessuna radio eppure cazzeggiava alla grande con identica passione. Il capolavoro l'ha fatto la notte del sabato, con una specie di show partecipativo innaffiato di mirto, nel corso del quale un migliaio di persone abbiamo riso come dementi, e di cui purtroppo non ho scattato nessuna immagine.


Queste prime due sono del venerdì pomeriggio, ai giardini della scuola elementare.


Massimo Cirri e Sergio Dogliani, due grandi.


Ecco il Cirri intervistato da una televisione, la domenica pomeriggio, già a consuntivo del festival. Ha un modo unico di sedersi, ricostruendo quasi una retta, in senso diagonale, con le gambe allungate in avanti e la schiena tesa all'indietro. Alcuni voci malevole segnalano che è un grande consumatore di sedie.

Sant'Antiocru

Lo spazio di Sant'Antiocru ha un fascino particolare, oltre al fatto che ospita gli incontri di maggiore affluenza con gli invitati il·lustri del festival. Queste due immagini con le sedie vuote, accompagnate soltanto da due volontarie che terminano gli ultimi ritocchi, è abbastanza inedita. Prevalgono, di solito, le immagini che potete vedere nelle ultime due: folla ad ogni angolo e neppure un posto vuoto. L'immagine panoramica (un montaggio di quattro foto) corrisponde al giorno in cui si conversava con Alessandro Baricco. Benchè siano stati molti i commenti malevoli, a me è sembrato intelligente quel che ha detto.




Astrazioni

È vero: sono uno che ha una forte tendenza ad astrarsi. Mi piacciono le forme, anche (e a volte soprattutto) quando non rappresentano nient'altro che sè stesse. La prima immagine è dei tendoni per proteggere dal sole a Sant'Antiocru; la seconda sono le decorazioni romboidali della scuola elementare; le ultime due sono diversi giochi d'ombra dei rami contro il lenzuolo bianco che cerca di proteggere dal sole gli invitati al primo col·loquio del pomeriggio.




Paparazzi

A Gavoi, siamo in tanti a fare i paparazzi. È una attività che si svolge, peraltro, con relativa discrezione e una certa complicità con le vittime. Qui potete vedere, in rapida successione, Esther e Sergio, che si girano di scatto per capire chi li chiama, Michele, in ascolto attentissimo, e nuovamente Sergio.




7/12/2009

Gavoi, una passione più forte del sole

Di nuovo Gavoi, un anno dopo. Letture e interviste a "S'antana 'e susu". L'anno scorso, le immagini di Milena Agus alla stessa finestra mi hanno regalato l'amicizia con Esther, che è gia apparsa su questo blog, la socia insieme alla quale abbiamo organizzato l'invito a Sergio Dogliani in Catalogna.



È bello vedere come questa piccola piazza si riempie di persone disposte ad ascoltare perfino sotto un sole d'impatto tremendo, come quello degli inizi di luglio in Sardegna.